Sono chiuso qui dentro da almeno ventiquattro ore. Ho dormito su una branda dura e “dormito” è una parola grossa. C’è un viavai di gente che non s’è visto neanche alla morte del papa. Prima una delle guardie s’è lasciata scappare che fuori ci sono almeno trentamila persone e che il numero cresce di ora in ora. Passano secondini che mi vogliono toccare, altri che mi guardano e basta, chi con la paura negli occhi, chi con la venerazione. E infine c’è chi sottovoce mormora un “grazie” quasi intimo. Ma quel soffio di voce deve essere un urlo dentro il corpo, come quello di Martellini nel 1982: “Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!”.
Campioni del cazzo, dico io. Adesso come ne esco da questa situazione? Del governo non si è visto ancora nessuno, a parte il cardinal Bertone. Dell’opposizione nemmeno. Staranno litigando sulla linea da prendere nei miei confronti. L’unica a venire è stata Emma Bonino. Abbiamo parlato un po’, le ho raccontato cosa è successo, come se non l’avesse visto poi: eravamo in diretta televisiva e il tg4 ci stava ricamando su uno speciale su Berlusconi alle celebrazioni del 25 aprile. La Bonino avrà fumato sì e no una decina di sigarette chiedendomi ogni volta se non ne volessi una pure io. A un certo punto, scherzando le ho risposto: “Cos’è, l’ultimo desiderio del condannato?” e sono scoppiato a ridere. Ma da solo, perché lei ha continuato a guardarmi senza espressione. Le ho chiesto quando mi avrebbero rimesso in libertà, visto che non avevo fatto niente e lei mi ha risposto che per la mia sicurezza era meglio se mi trattenevo un po’ qui, almeno finché le acque non si fossero calmate. Calmarsi le acque? Ma se Mussolini è morto da sessantasei anni e la gente ancora si spara addosso in suo nome! Con Berlusconi, quando ci vorrà prima che io possa riprendere a vivere tranquillo?